ETF o fondo di investimento: la differenza nella pratica

Se hai già cercato dove investire e ti sei imbattuto in un mare di sigle, probabilmente hai notato che ETF e fondi di investimento tradizionali compaiono fianco a fianco nei confronti. I due fanno, in fondo, la stessa cosa: raccolgono il denaro di diversi investitori per comprare un paniere di asset, come azioni, titoli o commodity.
La differenza rilevante non sta in cosa comprano, ma in come compri una loro quota, quanto costa e come questo influisce sulle tue tasse nel tempo.
La differenza centrale: quando viene definito il prezzo
Un ETF (fondo negoziato in borsa) viene comprato e venduto durante la sessione, in qualsiasi momento in cui il mercato è aperto, al prezzo vigente in quell'istante. Un fondo di investimento tradizionale, invece, viene di solito negoziato una volta al giorno, con il prezzo calcolato dopo la chiusura del mercato, in base al valore totale degli asset del portafoglio diviso per il numero di quote.
Un modo semplice di visualizzare questo: l'ETF funziona come un taxi, che prendi e lasci quando vuoi, pagando la tariffa di quel momento. Il fondo tradizionale funziona come un autobus con orario fisso di arrivo: tutti quelli che sono saliti quel giorno pagano la stessa tariffa finale, calcolata solo alla fine del percorso.
Liquidità e tipi di ordine
Essendo negoziato in borsa tutto il giorno, l'ETF permette di usare strumenti comuni del mercato azionario:
- Ordini limite, definendo il prezzo massimo di acquisto o minimo di vendita.
- Ordini stop, per proteggere automaticamente una posizione.
- Monitoraggio del prezzo in tempo reale durante il giorno.
Nel fondo tradizionale, poiché il prezzo viene definito solo alla chiusura, chi chiede il rimborso al mattino saprà il valore esatto ricevuto solo alla fine del giorno, il che riduce il controllo sul momento esatto di ingresso e uscita.
Costi: dove la differenza pesa sul portafoglio
Entrambi i tipi di fondo addebitano una commissione di gestione, ma lo standard tipico tende a differire molto. Gli ETF che replicano indici ampi tendono ad avere commissioni di gestione più basse, perché la gestione è passiva: il fondo si limita a seguire un indice, senza un gestore che prova a battere il mercato. I fondi attivi tradizionali, dipendendo da un gestore che prende decisioni di acquisto e vendita continuamente, tendono ad addebitare commissioni più alte.
Un semplice esempio di quanto questo pesi nel tempo: per un investimento di R$ 100.000, una differenza di solo 1 punto percentuale all'anno nella commissione di gestione rappresenta R$ 1.000 in meno disponibili per rendere, ogni anno, solo in costo di gestione. Nel corso di decenni, con l'effetto dell'interesse composto, questa differenza cresce molto oltre gli R$ 1.000 annuali isolati.
Tassazione: un punto che tende a sorprendere
I fondi tradizionali che devono vendere asset del portafoglio per pagare i rimborsi di altri sottoscrittori possono generare guadagno di capitale tassabile per tutti quelli che restano nel fondo, anche per chi non ha venduto nulla. Questo accade perché la vendita interna di asset, per raccogliere liquidità, è un evento tassabile per il fondo nel suo insieme.
Gli ETF, operando attraverso un meccanismo di creazione e rimborso di quote con istituzioni autorizzate, senza dover vendere asset del portafoglio sul mercato aperto con tanta frequenza, tendono a generare meno eventi tassabili inattesi per chi si limita a mantenere la posizione senza vendere.
Rischi che i due condividono
Né l'ETF né il fondo tradizionale eliminano il rischio di mercato: se gli asset del portafoglio perdono valore, il valore della quota scende insieme, indipendentemente dalla struttura scelta. Altri rischi comuni includono:
- Errore di tracciamento: quando il fondo non segue esattamente l'indice o la strategia promessa.
- Rischio di liquidità: nei momenti di panico, può essere più difficile vendere al prezzo atteso, soprattutto negli ETF di nicchia, con poco volume negoziato.
- Rischio del gestore: nei fondi attivi, il risultato dipende direttamente dalle decisioni di chi amministra il portafoglio.
Come scegliere tra i due
Non esiste una risposta unica. Chi valorizza la flessibilità di entrare e uscire durante il giorno, il basso costo e la semplicità tende a identificarsi di più con gli ETF. Chi cerca una strategia attiva specifica, con un gestore che prova a superare il mercato, e non si preoccupa della quotazione solo a fine giornata, può considerare i fondi tradizionali.
Prima di decidere, vale la pena controllare la commissione di gestione, lo storico di tracciamento dell'indice (nel caso degli ETF) o la performance del gestore (nel caso dei fondi attivi), e come ogni opzione si adatta al tuo orizzonte temporale. Investire in uno qualsiasi dei due comporta rischio di perdita di capitale, e nessuna struttura di fondo, da sola, garantisce un rendimento positivo.
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