CFD o mercato spot: le differenze che contano

Comprare direttamente un'azione e operare un CFD su quella stessa azione possono sembrare la stessa cosa a prima vista: entrambi seguono il prezzo dell'asset. Ma il meccanismo dietro ciascuno è molto diverso, e capire questa differenza evita sorprese al momento di calcolare guadagni, perdite e costi.
Cos'è il mercato spot
Nel mercato spot (a pronti), compri davvero l'asset. Acquistando un'azione, diventi letteralmente proprietario di una frazione di quell'azienda. Il pagamento è solitamente integrale, senza leva incorporata di default, e il regolamento avviene entro un termine definito dalla borsa.
Questo significa che, per comprare R$ 10.000 in azioni sul mercato spot, devi avere effettivamente i R$ 10.000 disponibili. Se il prezzo sale del 10%, il tuo patrimonio in quelle azioni arriva a valere R$ 11.000. Se scende del 10%, arriva a valere R$ 9.000.
Cos'è un CFD
Un CFD (contratto per differenza) è uno strumento derivato che permette di speculare sulla variazione di prezzo di un asset senza comprare l'asset stesso. Aprendo un CFD, tu e la controparte concordate di scambiarvi la differenza tra il prezzo di apertura e il prezzo di chiusura della posizione.
In pratica, questo significa che non arrivi mai a possedere l'azione, la valuta o la materia prima di riferimento: negozi solo la sua variazione di prezzo, il che permette anche di operare sia al rialzo sia al ribasso dell'asset con la stessa facilità.
La differenza che pesa di più: la leva
I CFD vengono di solito negoziati a margine, il che permette di controllare una posizione più grande con un capitale iniziale minore. Questo amplifica il risultato, sia in positivo sia in negativo, nella stessa proporzione.
Ecco un semplice esempio comparativo, usando un'azione ipotetica negoziata a R$ 100,00, con un rialzo del 5% nel periodo:
- Acquisto spot di R$ 10.000: con il rialzo del 5%, il risultato è un guadagno di R$ 500,00, ovvero il 5% sul capitale investito.
- CFD con margine del 20% sulla stessa esposizione di R$ 10.000: il capitale depositato come margine è di R$ 2.000,00. Con lo stesso rialzo del 5% sull'asset, il guadagno lordo resta R$ 500,00, ma ora rappresenta il 25% sul margine depositato.
Lo stesso ragionamento vale per un calo del 5%: sul mercato spot, la perdita sarebbe di R$ 500,00 (5% del capitale investito). Nel CFD a leva dell'esempio, la stessa perdita di R$ 500,00 rappresenterebbe il 25% del margine depositato. È questa moltiplicazione, in entrambe le direzioni, che richiede un'attenzione raddoppiata nella gestione del rischio quando si operano CFD.
Proprietà e diritti dell'asset
Un'altra differenza rilevante: chi compra un'azione spot diventa azionista a tutti gli effetti, con diritto a eventuali dividendi e al voto nelle assemblee, a seconda del tipo di azione. Chi opera un CFD su quella stessa azione non acquisisce nessuno di questi diritti, dato che sta solo speculando sulla variazione di prezzo, senza detenere l'asset reale.
Costi e durata di mantenimento
Le posizioni spot, una volta pagate integralmente, di solito non generano costi aggiuntivi solo per essere mantenute nel tempo, a parte eventuali commissioni di custodia. Le posizioni in CFD, essendo a leva, di solito comportano un costo di mantenimento della posizione overnight, addebitato quando la posizione resta aperta da un giorno all'altro, il che rende il CFD uno strumento più associato a operazioni di breve termine.
Quale scegliere
Non esiste una risposta giusta universale, solo ciò che si adatta all'obiettivo di ciascuna persona. Gli investitori che vogliono costruire una posizione di lungo termine, ricevere dividendi e non preoccuparsi di aggiustamenti giornalieri del margine tendono a preferire il mercato spot. I trader che cercano di operare sia rialzi sia ribassi su orizzonti più brevi, con meno capitale immobilizzato per posizione, tendono a interessarsi ai CFD, come quelli offerti da Astron.
In entrambi i casi, esiste un rischio reale di perdita di capitale. Nel CFD, a causa della leva, questo rischio può includere perdite superiori al valore inizialmente depositato come margine, a seconda delle condizioni contrattuali, il che richiede ancora più disciplina nella definizione dei limiti di perdita prima di aprire qualsiasi posizione.
Una pratica semplice aiuta molto in questo processo: prima di aprire qualsiasi posizione, definisci per iscritto il valore massimo di perdita accettabile per quell'operazione e la dimensione della posizione compatibile con quel limite. Questo vale sia per chi compra spot sia per chi opera CFD, ma diventa ancora più importante quando è coinvolta la leva.
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